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Mondovisioni 2018, tornano a Bologna i documentari di Internazionale

Dal 26 febbraio all’8 maggio torna al Kinodromo di Bologna la rassegna Mondovisioni|Bo, con sei degli otto documentari selezionati da Internazionale e

Fabrizio De André, il principe e poco altro

‘Fabrizio De André. Principe Libero’ era già uscito nelle sale il 23 e 24 gennaio come film evento, ma è stato il suo debutto sul piccolo schermo a suscitare il riscontro maggiore da parte del pubblico. Andato in onda in due puntate il 13 e 14 febbraio su RAI 1, il film di Luca Facchini ha spaccato a metà il pubblico italiano che attendeva con grandi aspettative la prima trasposizione cinematografica e televisiva dedicata a uno degli artisti più amati nella storia del nostro Paese. C’è chi si è commosso dinanzi all’omaggio all’artista, elogiandone la poesia del racconto e l’eccellenza delle interpretazioni, chi non ha saputo perdonare un mancato approfondimento sul De André artista e sulla sua opera, chi lo ha addirittura bollato come ‘fiction alla Don Matteo’. Non ultima, la mastodontica polemica divampata sui social che per la cadenza romana dell’interprete di Faber, Luca Marinelli. Certo è che portare sullo schermo De André non era compito facile, non tanto per l’intrinseca sfida di racchiudere cinquantanove anni di vita e arte in 193 minuti di film, quanto per la caratura del personaggio, della sua opera e per l’aurea di ‘sacralità’ che lo circonda. Grandissimo poeta, musicista, intellettuale, Fabrizio De André è una figura impossibile da etichettare e probabilmente non sarebbe nemmeno giusto farlo. È forse questa una delle ragioni che hanno spinto regista e sceneggiatori a voler privilegiare il racconto della vita privata a scapito di quella intellettuale, emotiva e sociale che si lega a doppio filo con le sue opere. Una scelta che fa discutere, perché taglia fuori dalla narrazione la genesi delle sue opere, una parte fondamentale, forse quella che più di tutte avrebbe meritato un approfondimento. Anche lo stesso racconto delle vicende personali, però, tocca alcuni eventi principali omettendone altri e non può, come a volte accade nei biopic per esigenze narrative, definirsi completo. Nel film non troviamo una particolare ricercatezza stilistica a livello fotografico o di montaggio, la colonna sonora è indiscutibile – essendo quasi interamente opera di De André – ma si inserisce in alcune scene quasi forzatamente, come se le parole della canzone fungessero da commento didascalico a ciò che accade sullo schermo. Poco e niente si vede anche di quel mondo di emarginati che De André ha esplorato con la propria musica. Il suo sguardo, rivolto verso gli altri e le loro storie, qui sembra invece rivolto verso se stesso. L’interpretazione di Luca Marinelli, che assieme al sempre bravissimo Ennio Fantastichini regge quasi tutto il film sulle proprie spalle, è forse la cosa meglio riuscita. Tralasciando le polemiche sull’accento, che può comunque essere legittimamente ritenuto da alcuni elemento di disturbo, Marinelli è riuscito a sostenere un ruolo difficilissimo in modo efficace e credibile e senza mai scadere nell’imitazione. Tra le note dolenti però, quella che stona di più riguarda i dialoghi. A tratti forzati o banali e talvolta, in alcune scene tra De André e Dori Ghezzi, quasi stucchevoli. Per raccontare un uomo che ha usato le parole come nessun altro, riempiendole e svuotandole di significati, trasformando in poesia le cose più semplici, donando bellezza alle cose più sordide, un silenzio sarebbe stato preferibile.  Chiara Bigondi – Social Media Manager Fabrizio De André. Principe Libero Regia: Luca Facchini Anno: 2018 Produzione: Rai Fiction, Bibi Film https://www.youtube.com/watch?v=TNfF6uqhrfk

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