new faustian world

New Faustian World

Un libro, una mostra e un docu-film. Raffaele Quattrone, curatore di arte contemporanea e sociologo, ha dato vita a un progetto che ruota intorno alla pittura, riunendo diciassette artisti a livello internazionale, tutti dotati di quel fattore faustiano proteso verso il superamento dei limiti e il raggiungimento della straordinarietà. New Faustian World e la sua filosofia è stato presentato durante l’Arte Fiera Bologna 2019 nella sua triplice veste di libro, mostra e documentario. Quest’ultimo, diretto da Piero Passaro e prodotto da Theater 7/2 Productions. Abbiamo intervistato Quattrone per saperne di più sul faustian factor.

Da cosa nasce l’idea del NewFaustianWorld, quali sono le riflessioni che hanno portato alla realizzazione di questo progetto ambizioso e innovativo? 

Pur essendo un curatore di arte contemporanea, la mia formazione è sociologica e in questo va ricercato il mio interesse per il “superamento dei limiti” come caratteristica principale dell’uomo contemporaneo. Se nel mondo antico l’uomo ideale, l’uomo virtuoso era colui che rispettava i limiti assegnati dagli dei, nel mondo contemporaneo è colui che “osa” andare oltre, osa mettersi in gioco. Ne sono un esempio alcuni argomenti, alcune tematiche quotidiane come globalizzazione (superamento dei confini geografici), multiculturalità (superamento dei confini culturali), internet e realtà/comunità virtuali (superamento della fisicità), ecc. Ma possiamo trovare traccia di ciò anche nella nostra vita quotidiana, quando non ci arrendiamo davanti al tempo che passa e ricorriamo a creme o chirurgia estetica per eliminare le rughe e i segni del tempo, oppure andiamo dal nostro medico o farmacista di fiducia per farci prescrivere un ricostituente, delle vitamine, qualcosa che ci “tiri su” durante un periodo intenso, stressante e non ci rassegniamo di fronte al nostro corpo che ci chiede uno stop e vuole solo riposarsi. Non ci rassegniamo esattamente come questi 17 pittori che in un contesto spesso ostile alla pittura, hanno rafforzato sempre più il loro tratto unico e distintivo.

La scelta di focalizzare l’attenzione sulla pittura come si coniuga con l’idea faustiana su cui si fonda la Factor? I 17 pittori coinvolti hanno un fil rouge che li accomuna con la mission? 

La ricerca relativa al Faustian Factor, come ho già affermato in altri contesti, può svolgersi in tutti i campi, artistici e non. La scelta di svilupparla a partire proprio dalla pittura è legata al fatto che la pittura, nel mondo artistico contemporaneo, non gode di grandi favori ma è sempre marginalizzata, declassata, sminuita. Saper far bene qualcosa, impegnarsi per migliorare quella che sicuramente è una dote innata, conciliare manuale e intellettuale, trovare un equilibrio tra etica ed estetica non è da tutti. È per questo che la mia ricerca parte proprio dalla pittura. Da artisti talentuosi che non si arrendono a una mediocre ordinarietà ma fanno della straordinarietà la loro filosofia di vita. E questo credo sia un messaggio forte in un mondo che ha paura del diverso, di ciò che non rispecchia la visione della massa. Tanti problemi sono generati dal non sentirsi “in linea”. Faust non si accontenta di quello che ha, vuole avere sempre di più, vuole conoscere sempre di più. Non vuole essere mediocre, non vuole essere uno come tanti. E in questa espressione e ricerca della straordinarietà dobbiamo trovare anche noi una via d’uscita al momento di crisi che stiamo vedendo. In quest’ottica i miei 17 compagni di viaggio (Glenn Brown, Maurizio Cannavacciuolo, Andrea Chiesi, Tiffany Chung, Nijdeka Akunyili Crosby, Alberto Di Fabio, Kepa Garraza, NS Harsha, Songsong Li, Alessandro Moreschini, Mauro Pipani, Imran Qureshi, Terry Rodgers, Raqib Shaw, Philip Taaffe, Josep Tornero e Jan Worst) hanno quello che ho definito Faustian Factor: una forte e riconoscibile identità artistica e un esasperato virtuosismo con i quali possono tranquillamente rivaleggiare con una macchina, un computer ma anche con la fotografia, il video, la performance.

NewFaustianWorld è un libro, una mostra ma soprattutto un docu-film? Per noi di Emiliodoc è sempre una grande notizia sapere che in tanti oggi scelgono di raccontarsi tramite il cinema del reale: come è nata l’idea e quale pensi sia il valore aggiunto che il documentario dona al progetto?

NFW è un progetto che parte dal basso, come libro grazie al supporto di alcuni partner come Allegrini, Diemme Attitude, Ehiweb, Rancé 1795, degli artisti, di RPPress, di 24 ORE Cultura che ne è l’editore. Ad ogni modo non è stato tutto facile e forse non lo è ancora. Però strada facendo ho incontrato diverse persone che hanno creduto nel progetto e che hanno voluto dare il loro contributo allo stesso. E così grazie a Matteo Sormani che ho conosciuto in occasione della presentazione di NFW alla Real Academia de Espana NFW è diventato una mostra ospitata da Augeo Art Space a Rimini. Qualcosa di simile era successa anche prima con Piero Passaro, regista del documentario, e gli altri membri di Theater 7/2 Productions che sono stati davvero eccezionali nella realizzazione di questo documentario. Li avevo contattati richiedendo un video che fosse poco più di un book trailer e potesse essere utilizzato nelle presentazioni del libro per far vedere quello di cui parlavamo. Grazie a Piero e agli altri componenti di questa casa di produzione con sede a Bologna l’idea iniziale è stata completamente stravolta e il risultato finale, il docu-film, credo sia davvero molto positivo perché nei 17 capitoli che lo compongono riesce a introdurre lo spettatore nel mondo di ogni singolo artista. E questo è un valore aggiunto di non poco conto. A dispetto di ogni aspettativa e delle mie ridotte capacità di attore il documentario oltre ad essere proiettato in ogni singola presentazione del libro ha assunto anche una sua vita propria selezionato e premiato in diversi festival internazionali. Per esempio il 20 Febbraio è in concorso al Dadasaheb Phalke International Film Festival di Mumbai, il più grande e prestigioso festival cinematografico indiano e questo è per tutti noi un grande motivo di orgoglio e onore.

In un periodo storico caratterizzato da una bulimia di impulsi artistici, mostrati sulla grande vetrina del web, c’è sempre il rischio che ci si perda nella corsa contro il tempo, o ancor peggio nel perdere tempo per trovare il proprio linguaggio. La pittura, forse rimane ancora quel luogo singolare che blocca il tempo e imprime i messaggi. Sei convinto che ci siano altre forme artistiche dove il Faust può prendere vita? E quali sono i principi base per non sentirsi omologati ma straordinari?

Quello che ho definito Faustian Factor non è una prerogativa della pittura o di questi artisti. Tutti ne abbiamo uno, dobbiamo solo trovare il modo di esprimerlo, di dargli voce. Dobbiamo ascoltarlo. Dobbiamo trovare il modo e la forza di esprimere la nostra personalità, la nostra straordinarietà al di là dei canoni e degli standard che la società ci impone. Non importa fare tante cose, facciamone poche ma facciamole bene. Impegniamoci sulla qualità, miglioriamoci giorno dopo giorno, studiamo. Non accontentiamoci di facili scorciatoie ma impegniamoci a tirare fuori di noi il meglio. Sempre.

 

Federica Paradiso – Web writer