Tutte le donne di Capitani

Parliamo di corpo femminile, di ideali, di rappresentazioni, ma, soprattutto, di modificazioni e lo facciamo dopo la visione di due documentari di un giovane regista toscano. Alessandro Capitani, ha portato il tema della diversità sul grande schermo (“In viaggio con Adele”, 2018), dopo averne già parlato nel TV movie doc “Insuperabili”, andato in onda su Rai 3 tra la fine di agosto e gli inizi di settembre del 2016.

Un documentario sul concorso “Miss Chirurgia Estetica”

Ma facciamo un passo indietro e torniamo al 2010, anno in cui si svolgono le riprese di “Come prima, più di prima, mi amerò”, il documentario di Capitani realizzato dalla R&C Produzioni in collaborazione con Rai cinema. Probabilmente ignoravate l’esistenza di un concorso di bellezza dal nome decisamente inequivocabile: “Miss Chirurgia Estetica”. Siamo in Romagna, più precisamente a Riccione, dove ogni anno sfilano sulla passerella di questo peculiare concorso, in un tripudio di silicone e botulino, le aspiranti al titolo. L’edizione del 2010 vede schierate di fronte alla macchina da presa di Alessandro Capitani 15 donne che hanno fatto ricorso alla chirurgia estetica per migliorare il proprio aspetto, per piacersi e piacere di più. Ma cosa c’è dietro un corpo trasformato? Quali sono le storie di queste donne? Cosa le ha spinte a ricorrere al bisturi?

Assieme al regista proviamo a carpire quello che la passerella non ci racconta di loro: i sogni, le aspettative, gli ideali di chi sceglie di cambiare, più o meno radicalmente. L’intenzione del regista è chiara fin da subito: potremmo fermarci all’apparenza, al giudizio che nasce dal primo impatto con questi visi e questi corpi indiscutibilmente vistosi e limitarci a un sommario verdetto, al pari dei giudici di gara. Oppure, in pieno contrasto con un concorso che premia l’apparenza, aggirarla e scavare un po’ più in profondità di quanto faccia un bisturi, per capire dove nasce la volontà di essere diversi. Il regista entra in punta di piedi nelle vite per narrarle senza pregiudizi, con tono leggero, ma mai superficiale, in aperta contrapposizione con lo stile narrativo del concorso stesso. Laddove la ricerca della perfezione è l’imperativo categorico, ecco quindi che emergono limiti e imperfezioni a riportare a galla il lato più umano e fragile delle protagoniste di questo documentario.

Insuperabili e i Giochi Paralimpici

L’esaltazione di una diversità desiderata, vera e propria incarnazione di un nuovo inizio, quello di un nuovo io che tutto può o, quantomeno, che può ciò che prima non poteva; la diversità mostrata con fierezza e premiata: la stessa che viene raccontata in “Insuperabili”, dove, però, convive con l’accettazione, il coraggio, la forza. Le storie di vita delle protagoniste sono decisamente diverse da quelle delle Miss, ma in esse troviamo la stessa determinazione che porta al raggiungimento di un obiettivo, passando necessariamente per una scelta.

Alessandro Capitani racconta al pubblico l’enorme passione che ha portato le quattro atlete protagoniste a rappresentare l’Italia durante i Giochi Paraolimpici di Rio 2016. Storie di donne e di diversità, di corpi segnati, trasformati, ripensati. Il loro percorso ha subito una deviazione forzata che riesce a trovare un senso solo nella coraggiosa scelta di accettare la sfida. E vincerla. Una narrazione così delicata e, al tempo stesso, talmente autentica da non lasciare spazio ai mediocri sentimentalismi indotti da chi tenta di raccontarci una disabilità con sguardo compassionevole. Veronica Yoko Plebani, Assunta Legnante, Martina Caironi, Giulia Ghiretti non hanno bisogno di questo, ma di puro e semplice tifo, quello che spetta alle grandi atlete che, quotidianamente, si allenano per raggiungere un obiettivo e superarlo, perché la vera sfida è creare un nuovo record e spingere sempre di più, misurandosi costantemente con i propri limiti. In “Insuperabili” la disabilità diventa una super-abilità: quella che spinge una mente forte e centrata a far tornare in pista i propri sogni, superando il limite di un corpo diverso.

Luisa Tomasini