joyce lussu

Lussu, la storia di Joyce

Scrittrice, traduttrice, ma anche attivista politica, Joyce Salvadori Paleotti è più nota come Joyce Lussu ed è stata la moglie di Emilio Lussu, scrittore e politico, fondatore del Partito Sardo d’Azione e ministro nel primo governo di unità nazionale nel 1945. La regista Marcella Piccinini racconta la vita e la lotta della Lussu in La mia casa e i miei coinquilini – Il lungo viaggio di Joyce Lussu, lavorando su materiali d’archivio e affidandosi alla voce di Maya Sansa e alle parole della stessa scrittrice, ai suoi versi, alle sue riflessioni.

Joyce Lussu: La mia casa e i miei coinquilini

la mia casa e i miei coinquilini

Nata a Montichiari (BS), ma bolognese d’adozione, Marcella Piccinini riprende le fila di un documentario che avrebbe dovuto portare la firma di Marco Bellocchio, ma che non venne mai realizzato, e lo fa partendo proprio da una lunga intervista del regista piacentino e di Daniela Ceselli del 1994. Una Joyce Lussu disillusa, quasi cinica, tagliente, si racconta in quei filmati così preziosi, che la Piccinini tesse in un montaggio sapiente insieme ai materiali messi a disposizione dalla Cineteca di Bologna, dalla Cineteca Sarda e da altri archivi storici. Il racconto si muove tra le mura della casa di Fermo, nelle Marche, luogo l’origine della famiglia Salvadori Paleotti, un’abitazione che parla di lei tramite indizi silenziosi, gli oggetti ancora tutti lì al loro posto, dalla sedia di vimini all’orologio a cucù appeso alla parete, dai tappeti sardi alla borsa di paglia appesa all’attaccapanni sulla porta della camera da letto. Oggetti familiari, che rappresentano la parta più intima di un’esistenza che invece non si ripiegò mai totalmente su se stessa, perché mossa dal fervore di un impegno sociale e politico che Joyce Lussu sentiva scorrere nelle sue vene con prepotenza, e che non esitò mai ad assecondare.

Fin da piccola, i miei genitori mi avevano insegnato, sia a me che ai miei fratelli, che la nostra casa non era soltanto il pezzetto di territorio in cui vivevamo, ma l’intero pianeta era la nostra casa, e al contempo la casa di tutti.

Nel suo viaggio, Joyce Lussu non si è mai risparmiata, a partire dal periodo trascorso accanto al marito, durante l’esilio in Francia, mentre infuriava il secondo conflitto mondiale. Dopo quel lungo girovagare, la Lussu avrebbe potuto fermarsi, ma non poteva sopportare di essere considerata “la moglie del ministro”, per questo lasciò Roma per la Sardegna, patria del suo Emilio, trovando una terra devastata dalla guerra e dalla povertà. Lì si adoperò per l’emancipazione dalle donne, a quell’epoca ancora relegate al ruolo domestico di madri e mogli, escluse dai dibattiti, tesserate dai mariti ma di fatto mai partecipi dei loro incontri.

La donna, l’attivista, la scrittrice

Sono almeno tre le sfaccettature di Joyce Lussu a cui la Piccinini cerca di dare voce con il suo documentario, mentre la colonna sonora incalza, come a sottolineare l’ineluttabilità della vita e della storia, il loro incedere tremendo e maestoso. Come donna, Joyce Lussu parla dell’amore per il marito Emilio, ma questo aspetto si intreccia con gli anni di Parigi, quando tutti i loro averi erano chiusi in una valigia: “gli oggetti inalienabili, come le abitudini, appesantiscono”, e a quel tempo bisognava scappare dall’OVRA, si viaggiava leggeri. L’incontro con Lussu è frutto proprio dell’impegno di Joyce nel movimento “Giustizia e Libertà”, ed ecco che subito la sua storia diventa quella di un’attivista, che ha lottato sempre per una società più giusta e libera dai conflitti. Anche la Joyce scrittrice e traduttrice si muove su questo filo, mettendo su carta l’orrore a cui aveva assistito, come in “Un paio di scarpette rosse”, che parla dei campi di sterminio, ma anche traducendo poeti come Nazim Hikmet, autore militante incarcerato per molti anni dal regime turco.

In una tensione costante tra il passato dei filmati d’archivio e il presente delle ricostruzioni e della narrazione, La mia casa e i miei coinquilini trova spazio, sul finale, anche per un confronto tra l’amore per il singolo e l’amore per la collettività, per l’umanità, una scelta difficile, che presuppone comunque dei rimpianti, una volta compiuta.

Ma il tempo

è una strada

che non si può ripercorrere.

E i paracarri

che segnano le tappe

sono di pietra molto dura […]

La mia casa e i miei coinquilini ha partecipato a molti festival e ricevuto numerosi premi, tra cui: Premio Corso Salani al Trieste Film Festival 2016, Visioni Doc Premio D.E-R a Visioni Italiane 2016, Premio Libero Bizzarri 2016, Menzione Paolo Rosa al Bellaria Film Festival 2016, Premio Villanova Monteleone al Sardinia Film Festival 2016.

Lunedì 19 novembre il documentario sarà proiettato alle 20.45 al Kinodromo (Cinema Europa) di Bologna e venerdì 23 andrà in onda all’interno del programma Italiani su Rai Storia, introdotto da Paolo Mieli.

Erica Di Cillo – Caporedattrice

Share