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Breve storia del documentario di animazione – capitolo 2

Il documentario di animazione è un genere cinematografico che da qualche decennio ha iniziato ad affermarsi sempre di più, attirando l’attenzione di critici e spettatori.

In questo capitolo rintracceremo la sua storia, aneddoti e qualche curiosità.

Windsor McCay, il pioniere del 1918

L’illustratore statunitense Windsor McCay realizzò il primo cortometraggio di animazione The Sinking of the Lusitania nel 1918, con l’intento di ricostruire il tragico affondamento dell’omonima nave da passeggeri silurata da un sottomarino tedesco tre anni prima, nel 1915 dove persero la vita 1.198 persone. Il corto di 12 minuti contribuì a sostenere il sentimento anti tedesco durante il primo conflitto mondiale.

Se siete curiosi di conoscere le animazioni di McCay consiglio la visione di tre serie di successo: Little Nemo in Slumberland, Little Sammy Sneeze e Dream of the Rarebit Fiend, prodotte dal 1905 al 1914.

Antropomorfismo, animazione e documentario

I personaggi del mondo animale sono comunemente usati nelle produzioni animate. L’antropomorfismo diventa uno strumento creativo di trasposizione, dove gli animali si comportano come l’uomo. Se da un lato gli animali nell’animazione suscitano sentimenti divertenti, alleggerendo temi o semplicemente facendo accadere qualcosa d’improbabile e fantastico, dall’altro possono essere usati per aprire delle riflessioni. È il caso del documentario Creature Comforts di Nick Park del 1989 ambientato in uno zoo nel quale gli animali sono intervistati commentando il loro stato di cattività.

Il documentario animato negli eventi storici e nel sociale

L’animazione ha il potere di spingersi verso orizzonti inaspettati riuscendo a raccontare gli eventi in una forma esclusiva. Ecco perché sempre più spesso la ritroviamo come un genere di narrazione che più di altri aiuta a rendere la comprensione di una storia.

Chicago 10 scritto e diretto da Brett Morgen nel 2007 riscostruisce le giornate di scontri durante la Convention democratica di Chicago del 1968, alle quali seguì l’arresto e il processo al vice presidente delle Pantere Nere Bobby Seale. Il documentario intreccia animazione, interviste e reperti inediti per fare luce sulla famosa vicenda di cronaca.

Numerosi documentari animati narrano eventi storici, come dimostra il capolavoro firmato da Ari Folman, Walzer con Bashir, ambientato nel conflitto libanese degli anni ’80, di cui abbiamo parlato nel primo capitolo. Altri documentari di questo genere abbracciano tematiche storiche, come:

  • The Wanted 18 di Paul Cowan (2014) sul conflitto israelo-palestinese interamente girato in stop motion;
  • 25 April  di Leanne Pooley sulla battaglia di Gallipoli.

Ci sono poi quei documentari animati che riprendono vere e proprie biografie. Il recente successo di Loving Vincent di Dorota Kobiela (2017) ha consentito di far riemergere il vissuto di un grande artista come Van Gogh rendendoci il quadro di un animo tormentato e sensibile.

Dello stesso genere biografico:

  • Drawn for Memory (1995) di Paul Fierlinger, autobiografico, ripercorre le tappe che hanno ispirato la carriera dell’animatore
  • In the Realms of the Unreal (2004) di Jessica Yu, narra il lavoro del famoso illustratore statunitense Henry Darger

Diventa più evocativo e allo stesso tempo riflessivo il documentario che grazie all’animazione riesce a spiegare micro mondi che spesso restano ai margini. È il caso di Life, Animated di Roger Ross Williams, distribuito dalla bolognese I Wonder Picture, racconta la storia di Owen, ragazzo autistico che ha trovato una via di comunicazione grazie ai film di animazione della Walt Disney. Il documentario è visibile sulla piattaforma streaming Netflix.

Federica Paradiso – Web writer