gender bender 2018

Gender Bender 2018, storie di vita quotidiana

Dal 24 ottobre al 3 novembre torna a Bologna Gender Bender, consueto appuntamento di cinema, arte, musica e spettacolo prodotto dal Cassero LGBTI sotto la direzione artistica di Daniele del Pozzo. Dal teatro alla danza, dalla musica al cinema, dai dibattiti ai workshop, per undici giorni la città ospiterà 112 appuntamenti che esplorano gli universi del corpo, delle differenze, del genere e dell’orientamento sessuale.

Gender Bender 2018: Cromocosmi

Gender Bender 2018 è dedicato ai colori e ai territori: le sfumature di genere si intrecciano con le etnie e le provenienze geografiche, portando in scena storie di vita costruite sulle differenze e dando il titolo all’edizione di quest’anno, Cromocosmi, frutto della fusione tra le parole cosmi, cromosomi e cromatismi. Non c’è solo l’opposizione bianco/nero, ma esistono tante soggettività che riescono a superare la barriera del banale e questa consapevolezza è, per gli ideatori del festival, un motivo di gioia e armonia che muove emozioni e stati empatici. Lo spettatore è invitato perciò a muoversi lungo un percorso di colori di vita provenienti da tutto il mondo.

Il Cinema di Gender Bender

rafiki gender bender

Rafiki di Wanuri Kahiu

Diviso in sette sezioni (danza, cinema, teatro, mostre, incontri, laboratori e party), Gender Bender si svilupperà tra 20 location. Per la sezione cinematografica, i film più attesi sono molti: si parte con Somos Tr3s, dell’argentino Marcelo Briem Stamm, che racconta di un triangolo amoroso esplorando le relazioni non convenzionali; Tinta Bruta, dei registi brasiliani Marcio Reolon e Filipe Matzenbacher e Las Hijas del Fuego, di Albertina Carri, costituisce una denuncia anarchica della società capitalista e del dominio eterosessuale, attraverso una storia poliamorosa tra donne. Rafiki, il film di Wanuri Kahiu, parla dell’omosessualità fuorilegge in Kenya; dalla Cina invece arriva in prima nazionale Adonis di Scud, uno dei registi più provocatori e scandalosi del cinema asiatico contemporaneo. Diane a les épaules di Fabien Gorgeart, è una commedia irriverente che affronta con il tema della gestazione per altri. Embrasse Moi di Cyprien Vial, è la prima commedia romantica lesbica del cinema francese. Infine, dopo la première alla Mostra del Cinema di Venezia, Zen sul ghiaccio sottile della giovane regista Margherita Ferri che sarà presente in sala.

I documentari di Gender Bender

the last goldfish

The last Goldfish di Su Goldfish

Per la sezione dedicata ai documentari, Bixa Travesty di Claudia Priscilla e Kiko Goifman racconta la vita di Linn da Quebrada, astro del pop, brasiliana nera e transessuale, che canta contro gli stereotipi machisti e di genere nel Paese con il più alto numero di violenze contro i trans. L’argentino Mujer Nomade, documentario di Martìn Farina sulla vita dell’epistemologa e saggista argentina Esther Díaz e sul suo lavoro filosofico, si confronta con i parametri della sessualità e del piacere che dominano la cultura patriarcale.

The last Goldfish dell’australiana Su Goldfish parla del devastante impatto della guerra su famiglie che sono state divise e cancellate dalle migrazioni forzate; infine, con El diablo es magnifico il regista Nicolas Videla racconta il ritorno in Cile di una giovane transessuale, dopo dieci anni dalla migrazione in Francia.

Per la prima volta, durante questa edizione di Gender Bender verrà assegnato un Premio della Giovane Critica (miglior documentario e miglior fiction), in collaborazione con Cinefilia Ritrovata e il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. Ma anche gli spettatori in sala potranno dire la loro, assegnando un voto a ogni film visto: il più votato vincerà il Premio del Pubblico.

Tutte le informazioni e il programma completo del festival sono disponibili sul sito ufficiale.

 

Federica Paradiso – Web writer