TTFF 2018, i premi

Si è conclusa la dodicesima edizione del Terra di Tutti Film Festival, che quest’anno ha superato le 3.000 presenze in quattro giorni. La rassegna si presenta sempre più come un punto di riferimento per i temi affrontati dai trentotto film in concorso e fuori concorso. “La partecipazione e il coinvolgimento del pubblico al festival, anche nell’inedita sera fiorentina, ci confermano la necessità di portare tematiche e visioni su scala nazionale – affermano i direttori artistici Marina Mantini e Jonathan Ferramola – i segnali di interesse ne sono prova tangibile e ci incoraggiano a continuare a batterci per questi valori, sia attraverso il cinema sociale che grazie al lavoro quotidiano delle nostre Ong nel mondo della cooperazione”.

I premi di Terra di Tutti Film Festival 2018

“Un lavoro originale e irripetibile, qualitativamente molto raffinato. Una coraggiosa etnografia del nemico realizzata nel proprio paese d’origine”: è questa la motivazione con la quale la giuria del Premio Lo Porto (miglior documentario per la difesa dei diritti umani), uno dei quattro riconoscimenti assegnati durante il festival, ha premiato Of fathers and sons di Talal Derki. Fingendosi sostenitore della jihad, il regista ha trascorso due anni tra gli estremisti che educano i propri figli alla guerra, raccontando quel mondo con lucidità. “Di Of fathers and sons abbiamo premiato l’eccezionalità dello sguardo – commenta il presidente della giuria Nelson Bova. Ci ha colpito il coraggio di questo lavoro di immersione – continua Marianna Cappi, una dei giurati – ma anche la disponibilità di un regista siriano, per quanto poi emigrato all’estero, a  raccontare il suo ‘nemico’ così da vicino, portando alla luce le contraddizioni. Da una parte c’è l’umanità di queste persone, il sentimento di paternità che viene fuori in una maniera intima e quotidiana, e dall’altra l’ideologia, che decide il destino delle seconde generazioni”.

La giuria del Premio Lo porto ha assegnato anche due menzioni speciali a “Dancing with Monica” di Anja Dalhoff e a “La heredera del viento” di Gloria Carrión.

burkinabe rising

Burkinabé rising di Iara Lee

Burkinabé rising di Iara Lee è invece il vincitore del Premio Senni come miglior documentario dedicato alla lotta contro la povertà e allo sviluppo sostenibile. La giuria composta da Luca Senni, Giorgia Bernoni, Mariano Gosi e Massimo Rossi ha scelto questo documentario, dedicato alla ricca produzione culturale del Burkina Faso, per la sua capacità di rappresentare temi cruciali quali “la resistenza, sovranità alimentare, arte, educazione, in una produzione di alta qualità.” A colpire la giuria è stata la presentazione di questo mondo artistico, pieno di iniziative molto interessante che però non sono molto conosciute. “La narrazione è molto scorrevole e piacevole da seguire – afferma Luca Senni – e attraverso la notorietà che deriva dalla vittoria a questo festival pensiamo che il documentario possa far conoscere temi importanti. Ho visto pochi altri progetti simili a quello che viene raccontato, nonostante abbia avuto occasione di visitare molti paesi africani sono più comuni nel nord Africa che nell’Africa subsahariana, ma si tratta sempre di iniziative che hanno stimolato anche il progresso nei processi politici che hanno interessato queste regioni, per questo molto importanti.

La giuria ha assegnato inoltre una menzione speciale a The Harvest di Andrea Paco Mariani. Gli altri due riconoscimenti del festival, il Premio EmilBanca Storie di giovani invisibili e il Premio Coop Alleanza 3.0 Voci di donne invisibili sono andati rispettivamente a Nimble fingers di Parsifal Reparato e a Feminista di Myriam Fougère.

 

La redazione