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Right to the city, il giugno dei diritti a Bologna

Right to the City è il titolo del progetto ideato e promosso da ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione in collaborazione con Cantieri Meticci e il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna. L’iniziativa, a Bologna dal 15 al 24 giugno, ha come obbiettivo la mappatura della città, mettendo in relazione l’attività e la performance teatrale con la migrazione e i suoi protagonisti. Il progetto fa parte di Atlas of Transitions. New Geographieas for a Cross-Cultural Europe (2017-2020) ed è parte del programma Creative Europe della Commissione Europea per lo sviluppo dei settori culturali. L’Italia, nella fattispecie Bologna, insieme ad altri sei paesi europei, attiverà nel corso degli anni, laboratori che interrogheranno i partecipanti sul dialogo e sull’interazione tra cittadini europei e nuovi arrivati.

“È fondamentale – spiega Piersandra Di Matteo, curatrice delle dieci giornate di Right to the City – riuscire a non fare del migrante, del richiedente asilo o del rifugiato politico, un individuo con un deficit da colmare, evitando di inscrivere le narrazioni in una prospettiva che ricada nello schema differenziale noi/voi […]. Per questo motivo abbiamo deciso di non presentare spettacoli finiti che tematizzano la migrazione, bensì di dare vita a una serie di progetti partecipativi che mettano in comune migranti e abitanti.”

Il progetto si concluderà tra due anni, nell’estate del 2020. In questo lasso di tempo, il collettivo ZimmerFrei, svilupperà SAGA, un docufilm in quattro puntate che s’interroga sulle nuove forme d’abitare la città. Il collettivo collabora con adolescenti, studenti e migranti, ragazzi di prima e seconda generazione che vivono a Bologna e i cui lavori hanno preso avvio con due laboratori: Memoria Esterna e Atlante:

“ZimmerFrei e i ragazzi – prosegue la curatrice – sono partiti dall’idea di creare una memoria dei luoghi. Per fare questo hanno messo a punto diverse pratiche come le camminate d’ascolto, passeggiate sonore, inquadrature fisse, report in differita e racconti istantanei. Ci si propone di sentire ciò che è visibile e percepire ciò che è udibile. Hanno iniziato a catalogare la vita urbana e a valorizzare la dimensione esperienziale della città con strumenti come il field recording, registrazioni audio e attraverso la fotografia o il video.”

Uno degli eventi di punta del festival Arti Migrazioni Cittadinanza è il progetto Cento passi quasi del coreografo marocchino Taoufiq Izeddiou in collaborazione con il musicista e danzatore Said Ait El Moumen, “una performance urbana che richiede la partecipazione di un numero consistente di cittadini e abitanti che intervengono nello spazio pubblico modificando la percezione ritmica delle attività quotidiane.”

 

Lorenzo Tore

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