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La parola al giurato

Sabato sedici dicembre, i membri della Giuria Docunder30, presieduta dal regista Germano Maccioni e coordinata dal critico e docente accademico Paolo Noto, hanno deciso che il premio come miglior documentario sarebbe stato assegnato al lavoro del duo composto da Beatrice Segolini Maximilian SchlehuberThe Good Intentions.

L’opera è stata premiata per “il rigore con cui riscatta l’immagine delle relazioni familiari, grazie anche ad un uso potente del materiale d’archivio personale in una struttura drammaturgica avvincente e coerente nonostante la lunghezza, considerando che riesce a far emergere gli attori familiari quali veri e propri personaggi non esasperando l’aspetto emotivo e senza scadere nel patetismo e nel compiacimento autoreferenziale.”

Non mi sono trovato d’accordo con buona parte dei miei colleghi, tant’è vero che il mio voto è andato a Riski di Otto Reuschel, il cui lavoro, girato nella città autonoma di Melilla, nel nord del Marocco, descrive con dovizia e drammaticità le giornate di un gruppo di ragazzi che attendono la notte per imbarcarsi clandestinamente sulle navi commerciali, dirette verso le coste europee. Reuschel, che al termine delle riprese aveva ormai stabilito un solido rapporto di fiducia con i ragazzi, traccia un filo narrativo della durata di ventiquattr’ore nelle quali questi si confidano con lui, gli raccontano le loro speranze e vivono senza alcun filtro la loro quotidianità fatta di sogni e speranze ma anche di droghe pesanti e alcol di scarsa qualità: la scena in cui due ragazzini, di non più di dieci anni, sniffano colla è tra le più crude di tutto il festival. Ho deciso, quindi, di votare il documentario di Otto Reuschel, non tanto per la tematica, quanto per la potenza espressiva di una rappresentazione diretta e immediata.

Il percorso da giurato del Festival Docunder30 ha avuto inizio presso la sede dell’Associazione D.E-R (Documentaristi Emilia-Romagna). Alla riunione erano presenti oltre a noi studenti del DAMS (Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo) e del CITEM (Cinema, Televisione e Produzione Multimediale), anche Margherita Lanzi e Irene Sapone della stessa D.E-R. Si trattava di un primo incontro per conoscerci e per delineare i termini del verdetto finale, al fine di evitare equivoci l’ultimo giorno del Festival: ogni giurato avrebbe dovuto motivare la propria scelta, argomentando la scelta in presenza del proprio docente universitario e di un riconosciuto regista; dovevamo avvalerci di termini di giudizio obiettivi. Eravamo consapevoli che la nostra scelta avrebbe premiato un unico concorrente tra i partecipanti all’intera manifestazione e non sarebbe stato facile. Inoltre la nostra giuria avrebbe assegnato l’unico premio in denaro del Festival nonostante la presenza di altre, e ben più quotate, giurie: la Giuria D.E – R(Documentaristi Emilia-Romagna), la Giuria Doc/it, la Giuria Kinodromo e la Giuria Laura Bassi, composta da alcuni studenti del Liceo Laura Bassi e del Liceo musicale Lucio Dalla di Bologna.

Contrariamente alle aspettative, il fine settimana è passato rapidamente e senza alcuna preoccupazione su quale sarebbe stato il responso finale. Al termine di ogni giornata ho avuto modo di conoscere le opinioni degli altri giurati, a volte non esaustive, sia per il poco tempo a disposizione, sia perché le ultime proiezioni in programma erano influenzate da una sorta di “bulimia audiovisiva” che comprometteva la nostra capacità di giudizio; ma ciò che ho trovato particolarmente formativo sono stati i confronti che precedevano i documentari. All’esterno della sala per la proiezione, studenti liceali e universitari, i professionisti del settore, gli aspiranti creativi e i navigati tecnici, trasformavano l’intimo androne del Cinema Galliera in una fucina di proposte e confronti tra linguaggi d’ogni tipo: un genere di sensazione che è possibile ritrovare solo nelle grandi manifestazioni, Feste del Cinema o Festival sull’audiovisivo; inoltre i protagonisti di Docunder30 sono ragazzi sotto i trent’anni che si confrontano con un genere ibrido quale è il documentario e che, grazie alla giovane età, si approcciano al tema con sfrontatezza e originalità come non sempre accade.

Il Festival Docunder30 è una manifestazione straordinaria, una realtà che permette a studenti e giovani registi di prendere coscienza delle proprie scelte in previsione di un futuro nel quale, chissà, è possibile ci si rincontri in un palcoscenico più grande.

In attesa di quel giorno, consiglio un’esperienza di questo tipo e attendo con ansia la dodicesima edizione per viverla da esterno, con entusiasmo, e magari con la libertà di una scelta guidata, questa volta, dal semplice sentimento.

Lorenzo Carlo Tore