Cinema Grattacielo, il documentario verticale

Venerdì dieci novembre, presso la Galleria Cavour Green di Bologna, è stato proiettato l’ultimo lavoro del regista emiliano Marco BertozziCinema Grattacielo. L’autore è regista e sceneggiatore, oltre che insegnante presso l’Università IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia). Il ruolo di docente accademico è stato conseguito al termine di un percorso di ricerca che lo ha visto svolgere parte del dottorato presso l’Università Parigi 8, tenere corsi di produzione audiovisiva in alcuni degli istituti più rinomati dell’ambiente cinematografico nazionale: dal Centro Sperimentale di Cinematografia al DAMS di Roma3 fino alla Scuola d’Arte Cinematografica – Gian Maria Volonté, oltre che aver tenuto numerose conferenze a ChicagoSan DiegoMontrealNew YorkQuébec California.

Cinema Grattacielo è un documentario di creazione sulla realtà e vivacità condominiale che si respira all’interno di un grattacielo riminese, opera dell’architetto Raoul Puhali e ultimato nel 1960, tra le conseguenze del piano comunale di regolamentazione edilizia che ha interessato la città sul finire degli anni ’50. Marco Bertozzi ha sentito il desiderio di mettersi alla prova, restituendo attraverso le immagini la peculiare energia dell’edificio. “Fin dai primi mesi – sostiene – a rapirmi fu il fatto che in un posto così artificiale, icona stessa della modernità, ci fosse in realtà un contatto forte con la natura: il fatto di poter sentire il vento, di potersi trovare sopra lo strato della nebbia, di poter godere della luce e dei tramonti, un’immersione totale nell’ambiente circostante”.

Il documentario colpisce per le personalità dei suoi numerosi protagonisti, condomini che differiscono per carattere, cultura ed estrazione sociale: diciotto nazionalità che convivono all’interno di un grattacielo di oltre cento metri d’altezza (29 piani). Il desiderio di realizzare un documentario su questo soggetto fu motivato dall’interesse del regista verso “l’estrema varietà delle persone che ci abitavano: dal sindaco della città al venditore di rose, architetti o commercianti, pescatori, maghrebini ambulanti, cinesi e giovani filmmaker. Sembrava veramente uno spaccato sociologico dell’Italia di questi anni”.

I condomini diventano quindi attori a casa loro: un palcoscenico di cui scopriamo gli aspetti più intimi grazie alla profonda voce che lo anima, quella diErmanno Cavazzoni che dialoga con Bertozzi a più riprese. “La voce di Cavazzoni – spiega il regista – attiene a un senso di spaesamento, di decadenza, di surrealtà. Volevo allontanare l’idea di grattacielo quale simbolo granitico di una modernità tumultuosa e associarlo a qualche dubbio anche più intimista”.

Il documentario descrive un variegato “ecosistema” in cui, tra un assemblea condominiale e l’altra, convivono le paure dei suoi abitanti, anche le più bizzarre, come il grattacielo spazzato via da un uragano o lo scantinato allagato e infestato da predatori marini. Il titolo stesso, dal duplice significato, rimanda al Cinema Grattacielo, luogo realmente esistito e ubicato al piano terra di un grattacielo progettato dallo stesso architetto, e a un cinema di familiari, amici, dirimpettai e sconosciuti che condividendo lo stesso stabile diventano protagonisti di un progetto “narrativo e creativo, quasi poetico”.

Il documentario fa parte della rassegna di presentazioni e incontri audiovisivo-editoriali Dialoghi d’Architettura Moderna, organizzata per conto dell’Ordine degli Architetti di Bologna. Il ciclo d’incontri, ospitata presso la Galleria e l’Ex Atelier Corradi – Cavallo Spose, si pone come obiettivo la divulgazione di un certo tipo di architettura che ha caratterizzato il secolo breve e che ancora oggi ha permesso ai cittadini, autoctoni e non, di avvicinarsi con consapevolezza e sensibilità al territorio con il quale ogni giorno si rapportano. Il lavoro è frutto di una coproduzione in cui, come spiega Bertozzi, “è stato fondamentale il contributo della Regione Emilia-Romagna e dell’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico). Tutto questo è stato possibile grazie anche a RAI Cinema, al contributo del Friuli Venezia Giulia e al lavoro di crowdfunding che abbiamo lanciato con un’associazione di abitanti del grattacielo: l’Associazione Condominium”.

Marco Bertozzi ha posto una serie di interrogativi spettacolarizzando un ambiente all’apparenza proibitivo, rendendoci partecipi di una, dieci, cento storie, senza aver mai avuto il bisogno di uscire di casa.

Lorenzo Carlo Tore

 

 

 

 

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