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La lunga corsa per “La prima meta”

Una finestra che si affaccia su una porzione di cielo senza orizzonte, un mondo fatto di porte, chiavi e sbarre che si chiudono alle spalle, un limbo di tempi e spazi da riempire. La vita nel carcere è dura, scandita da regole e limitazioni.

A Bologna, nella casa circondariale della città, in uno scenario di muri e ruggine nasce un progetto sportivo catturato dalla regista Enza Negroni nel documentario La prima meta.

È la storia della squadra di Rugby Giallo Dozza, che vede impegnati circa quaranta detenuti debuttanti nel campionato C2 della Federazione Italiana di Rugby, seguiti dall’impavido coach Max Zancuoghi. La cinepresa riprende tutte le fasi di questo campionato, tra estenuanti allenamenti, vittorie e sconfitte di una squadra acerba e spontanea, composta da detenuti di diverse nazionalità.

Il documentario vive la metafora della meta sia nel contesto di gioco che nel contesto di vita. Un percorso duro per il corpo quanto per la mente dell’uomo che sta scontando una pena. Segnare una meta, infatti, è l’azione più significativa per portare punti alla propria squadra durante una partita di rugby: l’ovale viene marcato nell’area di meta avversaria.

Analogamente, la vita di un detenuto che attende la fine della reclusione è un difficile percorso di espiazione e consapevolezza, la tappa di un cammino che può rinnovare tramite il raggiungimento di nuovi obiettivi e il superamento di un ostacolo.

La Prima Meta, da poco approdata anche oltre oceano, a San Francisco, al Nice – New Italian Cinema Events Usa, ha esordito alla 57ma edizione del Festival dei Popoli nel 2016 e partecipato poi a Vision du réel International Film Festival.

Un documentario capace di proporsi in contesti locali quanto internazionali ha un punto di forza potente, rappresentato dalla profondità dei temi trattati nella pellicola che catturano l’attenzione del pubblico perché fortemente ancorati alla narrazione del reale. Lo sport che si intreccia alla tematica sociale – la vita all’interno delle carceri – possiede una sorta di linguaggio universale che parla con il cuore. Un lavoro, quello de La Prima Meta frutto dell’impegno di grandi professionisti, a partire dalla produzione, a cura di Giovanna Canè, la direzione fotografica di Roberto Cimatti, che ha colto sotto una particolare luce volti ed espressioni dei protagonisti del lungometraggio, il tutto impreziosito dalle musiche ruvide e malinconiche di Giorgio Canali, noto musicista de CSI.

Il documentario è stato realizzato anche grazie al sostegno dell’Associazione Giallo Dozza, impegnata in prima linea nel supporto tecnico della squadra e nella gestione di risorse e contatti per la stessa. Grazie a una serie di attori sociali legati alla città di Bologna, il team ha ottenuto attenzioni e simpatie anche fuori le mura del carcere. Abbracciando lo spirito sportivo, i tifosi della Curva del Bologna Calcio mostrano a ogni partita uno striscione di Giallo Dozza, per manifestare amicizia e sostegno, anche se a distanza. Lo sport ci insegna che, quando si corre verso un obiettivo, il lavoro è sempre un lavoro di gruppo, come quello dei ragazzi del Giallo Dozza e di tutti coloro che hanno dato vita al progetto, parlano di loro e li sostengono da lontano. Insieme si avanza, si spinge e si tiene stretto il pallone, senza mai fare un passo indietro, verso la meta.

 

Federica Paradiso – Web writer