Il cinema olfattivo di Giuseppe Bertolucci

Evviva Giuseppe è l’ultimo lavoro del documentarista romano Stefano Consiglio. Il regista, alla sua sesta esperienza dietro la macchina da presa, focalizza la ricerca sulla figura del regista cinematografico e teatrale, oltre che scrittore, pittore e poeta, Giuseppe Bertolucci, concentrandosi maggiormente sugli aspetti familiari e accademici, facendo risaltare la poliedrica visione analitica e artistica assieme alla spiccata coscienza politica. Le rinomate doti creative di Giuseppe Bertolucci rivivono grazie alle testimonianze dei suoi più stretti collaboratori, degli amici più vicini e dei familiari più intimi, rivelando un’attenzione particolare al rapporto con il padre Attilio, rinomato poeta, e il fratello Bernardo, pluripremiato regista.

L’opera è un vivace collage di testimonianze dirette. La figura dell’autore parmense, a quasi sei anni dalla morte (16 giugno 2012), assieme alle sue battute, i suoi film e documentari oltre ai pensieri e alle citazioni, vengono celebrate, tra nostalgia e spensieratezza, da amici e colleghi tra cui i registi Mimmo RafeleMarco Tullio Giordana e Nanni Moretti, la giornalista Lidia Ravera e alcune tra le sue attrici predilette come Stefania SandrelliLaura Morante e Sonia Bergamasco; attori, poeti e scrittori come Fabrizio GifuniEmanuele Trevi e Aldo Nove (pseudonimo di Antonio Centanin) interpretano e personificano con chiarezza e velato sarcasmo alcuni dei testi più critici e acuti del regista.

Non potevano mancare i video di repertorio, le interviste e le dichiarazioni dello stesso Giuseppe così come le indagini (facilmente reperibili online su piattaforme di video sharing e consultabili gratuitamente) che nella maggior parte dei casi si rifanno a uno dei lavori più conosciuti della sua variegata produzione artistica: la commovente performance teatrale A mio Padre – Una vita in versi (2011). Il lavoro, scritto e inscenato in memoria del centenario dalla nascita del padre Attilio, è interpretato dallo stesso regista assieme ad Antonio Piovanelli. Questi ultimi sono inseriti in una cornice che prende dichiaratamente spunto da uno dei più famosi ritratti fotografici della famiglia e che venne immortalato dal fotografo Carlo Bavaglioli.

Stefano Consiglio usa il pretesto del ritratto di famiglia per tracciare le orme che permisero la lettura, dalla nascita alla maturità, del senso critico di Giuseppe Bertolucci pittore, regista e studioso, senza mai divergere dal forte legame che, anche se intriso alle volte di un senso di soggezione, lo vide coprotagonista degli altri componenti maschili della famiglia: “[…] pensate che triste condizione con due imbattibili davanti a me […]” (Festivaletteratura 2011, Mantova). Il lavoro di Consiglio, che già in passato aveva avuto la possibilità di confrontarsi con l’operato della famiglia Bertolucci con La camera da letto di Attilio Bertolucci (1992), si chiude con il commovente monologo di Roberto Benigni che, da amico e protagonista della sua prima pellicola (Berlinguer ti voglio bene, 1977), dispensa ricordi nel momento più alto e nostalgico dell’intero documentario.

Il documentario, presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (2017) nella sezione Venezia Classici e proposto dalla Cineteca di Bologna (della quale Giuseppe Bertolucci è stato presidente dal 1997 al 2011) giovedì ventuno settembre in presenza dello stesso regista, è una coproduzione italo-svizzera. La svizzera Célestes Images assieme a Verdiana e alla Fondazione Cineteca di Bologna, con il sostegno di Regione Emilia-Romagna – Film Commission, hanno permesso che la figura versatile di Giuseppe Bertolucci rivivesse assieme alla sua idea di un cinema olfattivo. È proprio dall’accezione di rappresentazione cinematografica “incorporea” che si dovrebbe ripartire, disponendo degli strumenti per conoscere le sfaccettature del linguaggio audiovisivo contemporaneo, un linguaggio in continua metamorfosi, e per valutare con obiettività la società in cui viviamo e le cui chiavi di lettura, dopotutto, tanto ovvie non sono.

 

Lorenzo Carlo Tore