Mona Lisa racconta Lavoro ad arte

Memoria e riscoperta dei luoghi, performance artistica e ricerca si uniscono in Lavoro ad arte, documentario di Marco Mensa ed Elisa Mereghetti ispirato dal progetto di arte pubblica Cuore di Pietra nel comune di Pianoro in provincia di Bologna. Una colonna sonora tutta giocata su suoni sintetizzati è sottofondo e collante perfetto per questo riuscito esperimento che avvicina il mondo dell’arte all’ambiente industriale, li fa incontrare e scontrare per vedere cosa succede tramite le performance degli artisti coinvolti. La bellezza di Lavoro ad arte va scoperta un po’ alla volta, seguendo le inquadrature e passando da una visione di insieme a una più concentrata, più intima, ristretta, fatta di dettagli. Abbiamo chiesto a Mona Lisa Tina, performer e arte terapeuta, di raccontarci la sua esperienza in questo documentario: l’obiettivo del suo lavoro è stato far rivivere le memorie dei luoghi attraverso la performance artistica, nella quale il corpo è messo in relazione con lo spazio urbano e industriale.

Come hai studiato e vissuto la performance all’interno dell’esperienza del documentario?

Si è trattato di un work in progress corale e di un processo di crescita e consapevolezza artistica molto profonda: in effetti la posso definire un’indagine molto vicina al lavoro d’equipe. Già molto tempo prima di iniziare le riprese della performance “La trama delle memorie”, insieme ai registi Marco Mensa, Elisa Mereghetti e l’artista Mili Romano – autrice del progetto di arte pubblica Cuore di Pietra a cui il documentario si ispira – abbiamo selezionato insieme alcuni dei luoghi più significativi e suggestivi di Pianoro, da quelli periferici a quelli più centrali del paese, poi abbiamo definito i giorni in cui avrei realizzato le mie azioni. Ho proposto piccoli gesti assolutamente delicati e il più possibile poetici con i quali intendevo “diventare” fisicamente il filo conduttore dell’identità del luogo, mettendo metaforicamente insieme le storie e i vissuti collettivi di chi vi ha abitato e lavorato e di chi continua a farlo. Nel film appaio e scompaio in alcuni momenti specifici, come una figura magica in cerca di una tessitura simbolica di narrazione.

Qual è il senso del progetto rispetto al tuo lavoro di artista?

Anche se Lavoro ad Arte ha origine da una prospettiva poetica e di linguaggio per certi versi differente dalla mia, ho trovato estremamente interessante utilizzare la performance in un progetto tanto complesso e articolato, approfondendo così altre competenze professionali. Infatti tutto il mio lavoro nasce dall’urgenza espressiva di condividere qualcosa con gli altri: il punto di partenza è la mia biografia, il filo conduttore le biografie di chi vi prende parte. Nel progetto artistico queste due prospettive si intrecciano e creano insieme una trama emozionale differente, che rappresenta l’opera, per sua natura costantemente in evoluzione. Ne “La trama delle memorie”, così come in Cuore di Pietra e in Lavoro ad Arte, ho avuto l’opportunità di analizzare e studiare argomenti complessi e affascinanti come quello dell’identità e della comunità, dove ancora si considera una risorsa preziosa la condivisione – di storie, di cose, di rituali tra le persone, che danno il senso allo scandire delle giornate.

Come si è trasformata la città con il progetto “Cuore di Pietra”?

Credo che normalmente le città siano sempre sottoposte al cambiamento, piccolo o grande che sia – mi verrebbe da aggiungere che si tratta della loro “natura”! Perciò Cuore di Pietra non ha fatto altro che inserirsi in modo attento e sensibile in un processo trasformativo già in atto a Pianoro. Cuore di Pietra ha amplificato e reso possibile nel suo modo straordinario le relazioni autentiche tra le persone a prescindere dall’età anagrafica. Ha sostenuto la possibilità di condividere e rendere viva, attraverso il racconto e la condivisione, la memoria collettiva di un luogo e della sua comunità, con energia e poesia senza mai renderla banale e nostalgica. Una memoria che non è soltanto quella della comunità di Pianoro e dei suoi abitanti, anzi, tutt’altro! È una storia, questa, che si fa portavoce di ampi significati universali. Gli artisti, dal canto loro, hanno sottolineato attraverso le opere questa riflessione, partecipando con grande coinvolgimento ed entusiasmo. In una società sempre meno attenta alla dimensione dell’ascolto, credo infine che il messaggio ultimo di Cuore di Pietra sia stato e continui a essere questo: se abbiamo una storia da ascoltare e da raccontare è soltanto grazie alla memoria delle persone che hanno attraversato quei luoghi che noi oggi abbiamo vissuto così intensamente.

Che cosa ti ha lasciato l’esperienza di “Lavoro ad arte”?

Ho trovato davvero arricchente l’esperienza di Lavoro ad Arte, sia sul piano personale, sia sul piano professionale. Tengo a sottolineare che sono stata molto contenta di aver contribuito con i miei interventi al documentario e soprattutto di aver potuto sperimentare con Marco Mensa ed Elisa Mereghetti – due persone divenute a me molto care per tantissime ragioni – una dimensione artistica così nuova e interessante.

Erica Di Cillo – Caporedattrice

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