Festival dell’Internazionale a Ferrara, i documentari di Mondovisioni

Domenica primo ottobre si è conclusa Mondovisioni, la rassegna di documentari sui diritti umani, attualità e giornalismo d’inchiesta realizzata dal periodico di politica e società l’Internazionale e curata da CineAgenzia, che programma e organizza rassegne ed eventi. I documentari, otto prime visioni italiane, prodotti tra il 2016 e 2017, introducono tematiche che, specialmente negli ultimi anni, hanno occupato le prime pagine dei giornali e dei siti d’informazione, permettendo agli spettatori di approfondire le diverse questioni introdotte dai registi. Le esperienze raccontate sono molteplici, legate da una tematica di fondo, e la forza con cui vengono espresse scatena nel pubblico un sentimento d’inquietudine che spesso lascia turbati.

Si prova un senso d’angoscia alla visione dell’opera della regista finlandese Elina Hirvonen che ci porta tra le fila dei partiti xenofobi d’estrema destra, nelle periferie di Helsinki, i cui esponenti ed elettori cantano con orgoglio “Somalia quanto fai schifo, Somalia odiarti è ormai un rito […]” (Boiling point, 2017). Adam Sobel, regista di The workers cup (2017), descrive la condizione degli operai, sottoposti a orari di lavoro massacranti, nei cantieri di Doha in preparazione dei Mondiali di Calcio in Qatar nel 2022; mentre i due registi indiani Khushboo Ranka e Vinay Shukla raccontano l’odissea dell’attivista e candidato sindaco di Nuova Delhi Arvind Kejriwal contro la corruzione che da decenni inquina le dinamiche politiche del sistema partitico indiano (An insignificant man, 2016).

Le interviste agli autoctoni britannici in seguito al risultato del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (Brexitannia di Timothy George Kelly, 2017) riescono quasi a strappare un amaro sorriso, mentre si prova un senso d’inquietudine davanti alla disinformazione sulle pratiche di mutilazione genitale femminile (MGF) nei paesi dell’Africa Centrale (Jaha’s promise di Patrick Farrelly e Kate O’Callaghan, 2017).

Altrettanto allarmanti sono i pregiudizi omofobi esposti dai membri del congresso parlamentare brasiliano e descritti nella pellicola Entre os homens de bem di Caio Cavechini e Carlos Juliano Barros (2016), oltre all’interessante tesi, confermata anche da alcuni dei più influenti economisti contemporanei, secondo la quale il reddito di cittadinanza potrebbe essere una valida alternativa per la pianificazione di una collettività sostenibile, concreta e accessibile a tutti (Christian Tod, Free lunch society, 2017).

Da citare il lavoro del regista olandese Guido Hendrikx che, con il finto documentario Stranger in paradise (2016), permette di comprendere meglio in che modo si svolgano i colloqui e le differenti fasi d’accettazione della richiesta d’asilo al momento dello sbarco su suolo europeo. Un mockumentary dai ritmi serrati che sarà possibile visionare, assieme a tutte le altre opere, in rassegne cinematografiche presso le città che hanno deciso di aderire al progetto itinerante (l’elenco è consultabile sul sito di CineAgenzia).

Una nota di cronaca: più volte si è raggiunto il sold out.
Il Festival di Internazionale fa registrare, come ogni anno, incassi e numeri da record e solamente chi ha avuto la possibilità di passeggiare per le strade di Ferrara nell’ultimo fine settimana di settembre ha potuto constatare quanto la nostra quotidianità sia distante dal senso di coscienza e consapevolezza politica che annualmente si ripresenta in città.

Lorenzo Carlo Tore

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