Il Maestro e Anna, il ricordo di Alberto Grifi

“Tutti i media sono un momento di trasformazione di verità in bugie.”

La frase, estratta dal lavoro dei registi Danilo Monte, Antonella Griego e Cristiano Zuccotti La lezione del cattivo maestro (2017), è parte di un progetto avviato che ha come obiettivo la preservazione e diffusione intermediale dell’enorme fondo di materiali di e con Alberto Grifi. Danilo Monte ebbe modo di conoscere il regista romano al DAMS di Bologna qualche anno prima della morte e in poco tempo tra i due si instaurò immediatamente un rapporto di fiducia e interesse reciproco. Lo stesso Danilo Monte affermò quanto Grifi fosse capace di “accendere il senso critico delle persone” e quanto i suoi insegnamenti in materia proposti durante gli ultimi quindici anni della sua carriera, girando tra ambiente accademici e centri sociali, fossero stati brillanti e profondi per la sua crescita professionale. Non è una caso che L’eredità di Grifi, la lezione del cattivo maestro sia stato il progetto inaugurale della sezione sperimentale Satellite presso la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, e sia stato presentato nell’anno corrente, 2017, anno del decennale dalla morte del regista romano.
Così come non è un caso che L’Immagine Ritrovata, il laboratorio altamente specializzato di restauro cinematografico della Cineteca di Bologna, tra i più rinomati in Italia, abbia riproposto a distanza di pochi anni dal decesso, in concomitanza con la 68° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (2011), il suo lavoro più conosciuto e rappresentativo, Anna.
E proprio in Anna (1975), lungometraggio su una ragazza sarda tossicodipendente e incinta, c’è un momento in cui l’autore, entrando nel campo filmico e interagendo con i protagonisti del racconto segna definitivamente il passaggio dalla finzione alla documentazione, rendendoci partecipi della sua concezione di ripresa dell’iperreale,

La scelta, come in seguito si comprenderà, venne fatta in seguito al comportamento della giovane protagonista che, a causa della sua situazione psico-fisica, costrinse il regista a stravolgere il proprio modus operandi: è questo uno dei passaggi chiave dell’opera di Grifi, che nei lavori futuri sarebbe diventata una delle sue principali cifre stilistiche.
Il regista è considerato ancora oggi una delle personalità più brillanti della sperimentazione audiovisiva del secondo novecento italiano. È stato un regista e pittore, nonché ideatore e realizzatore di dispositivi elettronici, tra i quali il più importante fu il vidigrafo, un sistema in grado di registrare un segnale televisivo su pellicola cinematografica, in uso fino al 1956, anno della messa in commercio del videoregistratore. Nei suoi lavori è stato spesso affiancato, fin dalle prime collaborazioni, da altre figure controverse dell’ambiente dello spettacolo e sperimentale dei primi anni ’60 firmando la co-regia di una delle opere teatrali più dissacranti e condannate del dopoguerra: il Cristo ’63 di Carmelo Bene. Tra le opere più famose dell’autore si ricordano Verifica Incerta (1964), mediometraggio d’impronta dadaista in collaborazione con Gianfranco Baruchello, il già citato Anna (1975) e Lia (1977), report di una giovane studentessa di psicologia al “controconvegno” alla Fabbrica di Comunicazione di Brera.

Tra i video e report visionabili attraverso le piattaforme di streaming online, quali YouTube e l’archivio dell’Associazione Alberto Grifi (albertogrifi.com), tre lavori su tutti rappresentano al meglio quello che era il metodo di lavoro e di ricerca che Grifi effettuò durante i suoi quarant’anni di ricerca ed attività di sperimentazione audiovisiva: Michele alla ricerca della felicità (1978), Autoritratto Auschwitz/L’occhio è per così dire l’evoluzione biologica di una lacrima (1965/68-2007) e Grifi spiegato ai bambini – Il mattatoio su internet (1994).

Nell’ambiente romano così come in quello milanese, nell’ambiente marchigiano del Nuovo Cinema pesarese così come in quello bolognese degli anni delle più vivaci discussioni politiche e apartitiche, le sue parole sono facilmente riassumibili in un’intervista alla giornalista Linda Fratini (Tagliocorto, anno IV, ottobre 2005) a due anni dalla sua morte:

“Le menzogne massmediatizzate hanno prodotto una realtà falsa che viene spacciata per verità. È la logica dei profitti e degli inganni che si è fatta uomo… Ogni volta che ci penso mi viene da vomitare. Fra poco i telespettatori-elettori-consumatori non avranno che la loro stessa miseria da rimirare, eleggere e consumare.”

Lorenzo Carlo Tore

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