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È accaduto in città, la fotografia di Luciano Nadalini

Dalla fabbrica Sabiem del quartiere Santa Viola a Bologna, dove lavorava come tecnico degli ascensori, alle prime pagine dei giornali. A tempo di musica, la regista Noemi Pulvirenti nel suo È accaduto in città racconta, fotogramma dopo fotogramma, la storia di Luciano Nadalini, legata a doppio filo alla città di Bologna. Fotografo di cronaca dal 1984, collabora con La Repubblica, e dal 1987 con l’Unità, assecondando una passione che ha radici profonde: essere presente durante i fatti importanti, esserne testimone. Prima di raccontare con le sue fotografie gli episodi di cronaca nera come la Uno Bianca o il Movimento della Pantera, Nadalini vive da studente i movimenti sessantottini, poi comincia a lavorare come operaio. Negli anni successivi, Bologna è attraversata da un fermento culturale che non riesce a esprimersi al di fuori di luoghi chiusi, di circoli ristretti, e alla fine degli anni 70 c’è diffidenza e difficoltà nel comunicare. Nadalini racconta che in fabbrica avevano un giornale, il Prometeo Fuoco, che parlava di poesia, di letteratura, di fotografia offrendo un peculiare punto di vista sul mondo della cultura, quello di persone che nelle loro tute blu da metalmeccanico non erano completamente a loro agio. Nadalini seguirà l’esempio di numerosi colleghi, licenziandosi e cominciando a fare il fotografo.

Da quel momento in poi, la fotografia di Nadalini accompagna, segue e testimonia la storia – non soltanto bolognese ma italiana – caratterizzandosi per una assoluta e devota fedeltà ai fatti. Niente fronzoli, niente commenti. L’immagine fotografica è mezzo privilegiato di descrizione, racconto. Foto emblematiche, come quella eletta a simbolo della strage del rapido 904, che ritrae un bambolotto tra i rottami del treno: “sembrava un bambino”, racconta il fotografo.

È accaduto in città ha partecipato all’edizione 2016 di Visioni Italiane, concorso per corto e mediometraggi organizzato dalla Cineteca di Bologna, e si è classificato primo al concorso Un documentario per ricordare del circolo fotografico Controluce, nella provincia di Como.

Erica Di Cillo – caporedattrice