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I Panni Sporchi di Giuseppe Bertolucci

L’archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), con sede a Roma nel caratteristico quartiere de La Garbatella, è una delle realtà storico-audiovisive più importanti dell’archivistica di settore. La filmoteca, della quale il primo direttore fu quasi quarant’anni fa Cesare Zavattini, conserva un enorme patrimonio di documentari d’argomento prevalentemente storico, politico e sociale. Le immagini, consultabili attraverso il catalogo digitale, documentano la storia del lavoro del movimento operaio e sindacale, dei partiti della sinistra nonché delle loro battaglie politiche e civili.

Soprattutto dalla fine degli anni Quaranta a oggi.

Ed è in questo contesto che può essere inserito Panni Sporchi di Giuseppe Bertolucci,

inchiesta sui pensieri e le opinioni della dimenticata fauna urbana milanese che si aggirava quotidianamente per le affollate sale della Stazione Ferroviaria Centrale di Milano.

Le interviste si focalizzano sul pensiero degli emarginati a proposito della loro routine lavorativa, sentimentale, politica, religiosa, filosofica e “godereccia” (un’attenzione particolare va data ai capitoli sull’Innamoramento, sul Piacere, sul Socialismo e sulla Violenza). L’ingresso alla Stazione Centrale introduce lo spettatore a una condizione di disillusione. I protagonisti non si mettono a nudo davanti alla telecamera bensì descrivono con sincerità e accettazione la propria condizione di dimenticati e sfruttati. Come Mario, operaio pendolare di ventisette anni che con cognizione di causa si reca a lavoro attraversando la penisola due volte alla settimana; o come la ragazza di vent’anni che, sul finale del documentario, chiude la serie di interviste in lacrime parlando della sua condizione di tossicodipendenza.

Giuseppe Bertolucci e Renato Tafuri (direttore della fotografia) documentano le condizioni di uomini ai margini della società di quegli anni come i membri della classe operaia, i giovani disillusi e le donne costrette alla prostituzione clandestina: personaggi della periferia metropolitana il cui grigiore milanese fa da incessante cornice. Ci si siede di fianco a loro, assieme ai pensieri e alle loro incredibili storie di vita vissuta.

Disillusi e frustrati che passeggiano per la stazione e animati dal suono diegetico del mondo che attorno a loro continua ad andare avanti. Il non-luogo della stazione è una Babele moderna dove nessuno si conosce e nessuno è interessato a farlo. Dove chi si ferma per chiacchierare lo fa perché non ha una meta da raggiungere, non ha un lavoro o una casa, un’amante o dei figli, un desiderio o una speranza, dove chi si ferma a chiacchierare non ha una vita.

L’opera, proiettata nel 1980 e divenuta negli anni a venire il contrassegno del malessere suburbano padano, è stata prodotta dalla Unitelefilm, casa di produzione attiva dall’inizio degli anni ’60 e, in origine, responsabile della Sezione Stampa del Partito Comunista Italiano. Appena un anno prima della presentazione di Panni Sporchi, l’intero patrimonio della Unitelefilm era stato trasferito presso l’archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico che oggi possiede documenti, immagini e reperti audiovisivi di valenza storica reperibili e consultabili anche sul canale YouTube.

Lorenzo Carlo Tore