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La vita avant-garde di Francesca Alinovi

You’re not alone anyway. È da qui che si parte, è da qui che ha inizio il racconto di una vita, dalla sua fine. Il 12 giugno del 1983 nell’appartamento di Francesca Alinovi, in Via del Riccio a Bologna, fu rinvenuta su uno specchio un frase scritta in inglese che divenne uno dei misteriosi simboli della sua tragica morte.  I am not alone anyway, è il titolo del documentario di Veronica Santi che, con un radicale mutamento di prospettiva (simboleggiato dalla sostituzione di “you’re” con “I am”), ci racconta il volto meno conosciuto di Francesca Alinovi, una donna dalla straordinaria e audace intelligenza, tanto da essere definita la musa del Dams. A parlarci di lei, nel documentario, non sono solo gli amici e artisti, come Renato Barilli o la sorella Brenna, ma è la stessa voce di Francesca: questo grazie a un accurato lavoro di recupero di materiale audiovisivo inedito. L’intento della regista è la rilettura della figura intellettuale e umana della Alinovi, spesso associata ai fatti di cronaca nera e al mistero dietro la sua morte più che alle sue perspicaci intuizioni estetico-artistiche. Il documentario si apre con le testimonianze dell’universo parmense e giovanile in cui la critica d’arte è cresciuta. A parlare di lei sono le sue amiche e compagne di classe che la descrivono come un personaggio timido, riservato ed estremamente disponibile, una ragazza di provincia dalla “bellezza classica”, dedita allo studio, capace di passare lunghe notti sui libri e di restare indifferente, nei primi anni di università, al fermento giovanile bolognese. Una compagna di scuola racconta come la condivisa ammirazione per un’insegnante di storia dell’arte abbia portato Francesca a intraprendere studi di questo tipo. Attraversando le strade degli Stati Uniti, poi, il documentario racconta l’impegno della critica nella ricerca di tutti quei talenti che avevano dato vita alla cultura e all’arte underground di quel periodo, per giungere infine alla carriera di curatrice e autrice del manifesto del movimento enfatista.

Francesca Alinovi ha affascinato con il suo spirito libero e la sua intelligenza la famosa gallerista Holly Solomon, con cui era entrata in contatto e con cui aveva avviato una proficua collaborazione:  grazie a lei aveva scoperto i componenti del Pattern and Decoration movement, artisti fuori dagli schemi che lei sostenne con passione. Nel 1977 la giovane critica d’arte si reca a New York per la prima volta, vivendo esperienze che segneranno la sua percezione dell’arte. Qui incontra artisti, poi divenuti tra i più noti e celebrati, come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat.

Arte e forme di vita si fondono in quello che lei stessa definirà “arte di frontiera”. Si susseguono le testimonianze di artisti che la Alinovi ha accompagnato direttamente sul campo d’azione dei graffitisti, condividendo le loro attività tramite un’immersione totale nel loro stile di vita ai margini.

Il film è stato prodotto da Lamberto Mongiorgi della casa di produzione indipendente bolognese Manufactory Productions. La regista Veronica Santi, scrittrice, storica dell’arte, curatrice e documentarista al suo esordio nel lungometraggio, vuole restituire alla collettività la figura di Francesca Alinovi, non più solo come vittima di tragiche circostanze ma come l’artefice e interprete di un significativo mutamento estetico e culturale di cui lei fu attiva protagonista.

Gerardo Ienna e Stefania Patruno